educare alle emozioni

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educare alle emozioni

Messaggio  charo il Mer Mar 19, 2008 2:02 pm

ciao a tutti, maleducatamente mi presento dopo un po' di scomparimento e non sono molto aggiornata su come state,spero tutti bene...
non ho avuto tempo umano per mettermi a sfogliare il forum, e mi spiace, conto di rimettermi in pari al più presto.
in questi girono sono stat presissima per la ripresa del lavoro, poi vabeh,il mio cucciolo che, per quanto santo, va un po' considerato e un progetto stupendo che non si sa ancora si realizzerà, ma per renderlo possbile mi ci sono sbattuta un po'. si tratta di un antologia per ragazzi stranieri delle medie e sono arrivata a un punto in cui ho bisogno del vostro aiuto. devo fare una parte sull'iliade e pensavo approfittarne per parlare di emozioni:la famosa ira di achille, la paura di paride, la gelosia etc....oltre a invitare a ritrovare queste emozioni nella vita, mi piacerebbe mettere un brano,breve e abbastanza semplice di qulacuno che dice qualcosa sulle emozioni, quelle cose sul riconosce accttare, gli aspetti positivi di certe emozioni che consideriamo negative. non deve per forza essere un testo narrativo, va bene anche argomentativo...
grazie mille!

charo

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Ste il Gio Mar 20, 2008 11:50 am

Non ho capito qual'è il compito a casa, tra l'altro dell'ira di achille (io mi ricordavo il tallone) e la paura di paride non ricordo nulla.
Certo posso provare a scrivere qualcosa che mi viene in mente, ma non proprio a scrivere un testo, magari poi con le idee che riusciamo a mettere insieme tra tutti tu ci fai un testo...
Per un testo serio ci vorrebbe che ricomparisse Ibico, che ci pensasse un po' Eliza e che Nessuno considerasse la cosa, senza considerare il genio di Kai.

Comunque la rabbia...
io credo che ci siano due tipi di rabbia, una la chiamo rabbia sfogata e l'altra la chiamo rabbia manifestata. La prima è sempre negativa, la seconda è positiva in base al livello di conoscenza della persona che la manifesta (al suo livello di ignoranza/corretta visione del mondo).
La rabbia sfogata è una reazione inconsapevole creata dall'odio verso una persona o un qualsiasi essere che porta ad azioni sconsiderate e danneggia l'equilibrio del corpo. Inoltre come molte altre emozioni negative la rabbia è creata soprattutto dall'ignoranza, cioè incapacità di valutare le situazioni e scegliere come reagire. Ritengo che la vera libertà di un essere umano si raggiunga nel momento in cui si diventa in grado, davanti a una situazione che creerebbe una reazione di rabbia sfogata , di reagire con un altro tipo di sentimento, che al posto di distruzione può creare "costruzione".
In alcuni casi, però può essere utile creare una reazione nell'altra persona, guardando una persona ci si rende conto che ci vorrebbe una scossa... Quella scossa può essere regalata attraverso qualsiasi dimostrazione che faccia comprendere all'altro la "lezione" a patto che questa lezione porti beneficio alla persona in questione. Per ottenere questa scossa si può usare la rabbia manifestata cioè trasformarsi in un'immagine arrabbiata di fronte all'altra persona tenendo però dentro di noi sempre presente che stiamo agendo per il bene dell'altro (quindi senza rabbia sfogata). La rabbia manifestata è quindi rabbia esteriore senza odio interiore.
Come dicevo prima il risultato della rabbia manifestata dipende dal grado di ignoranza, cioè se tu vuoi far bene a una persona ma non sei in grado davvero di sapere cosa gli farebbe bene potresti fargli del male pur volendo fargli del bene.

Penso che oltre alla rabbia vera e propria esista una specie di rabbia sociale, che si genera dall'indignazione. Una persona osserva la società in cui vive e si crea in lui indignazione, gli piacerebbe che qualcosa o tutto fosse diverso. Questa rabbia se allargata a molte persone si trasforma in rivoluzione, che è un misto di rabbia sfogata e rabbia manifestata. Porta a un sacco di conseguenze negative, morte, distruzione, violenza, stupro, tortura...ma poi di solito quando come sempre si dimenticano le facce dei morti e dei violentati, finisce nei libri di storia come una cosa positiva...poi quanto sia positiva davvero io non ho la conoscenza per saperlo.

Rinvio alla prossima puntata per "la prossima emozione secondo me"
spero possa servire in qualche modo come spunto.

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Ste il Ven Mar 21, 2008 11:59 am

La paura secondo me.
La paura è l'emozione più pericolosa, più distruttiva e più limitante tra tutte. Forse non provocherà danni agli altri ma può distruggere completamente l'animo di un uomo. La paura genera blocco, genera la chiusura dei nostri cancelli e non rende più possibile una vera comunicazione profonda tra noi e gli altri.L'uomo in preda alla paura è un uomo solo. Solo nel profondo...e cercando in fondo non trova neanche più se stesso, solo nero e paura.

Anche qui... esistono molti tipi di paura.

Iniziamo dalla più semplice, e che secondo me è l'unico tipo di paura buona e giusta. La paura di ciò che è pericoloso e rischioso...la paura che nasce spontanea quando si vive un pericolo, quando ci si avvicina a un burrone, quando siamo effettivamente minacciati. Questa paura è positiva perchè è come un allarme che ci tiene lontani dal pericolo, o ce ne allontana quando ci troviamo vicini a una situazione potenzialmente dannosa.

Possiamo dire che per la maggior parte al giorno d'oggi, nel nostro mondo occidentale, non siamo minacciati da molte situazioni realmente pericolose per la nostra vita, eppure la maggior parte delle persone vive in uno stato di ansia e apprensione costante. E' una paura sottile, paura di niente e di tutto... Se chiedete a qualcuno magari vi dirà ma perchè?Paura di che cosa, non è vero io non ho paura! Si, perchè è talmente sottile che neanche te ne accorgi.
Eppure ti guardi intorno sospetto quando cammini per strada senza goderti le foglie che nascono in primavera, eppure sui mezzi pubblici regna un'atmosfera tesa, eppure il viso di una persona con la pelle un pochino più scura della nostra genera ormai sempre più diffidenza, eppure si ha paura di non trovare il lavoro, quando lo si ha di perderlo, eppure si corre dagli psichiatri perchè si ha paura di se stessi, di guardare i propri sentimenti, eppure la maggior parte degli uomini sono diffidenti verso le donne e la maggior parte delle donne verso gli uomini, eppure ci si sente impotenti davanti al modo di procedere del mondo umano che sembra andare verso la distruzione. E hai paura degli animali, e della terra perchè è sporca, e disinfetti tutto e ti lavi mille volte le mani, e poi hai paura che il detersivo ti danneggi la pelle, e corri dal dottore ogni minima cosa e prendi l'antibiotico appena hai il raffreddore.
Forse hai paura di tutto...ma proprio di tutto. Perchè se hai paura anche di te stesso cosa ti rimane, se non puoi neanche più guardare in faccia i tuoi sentimenti, come ti puoi salvare?
Eppure tu sei il figlio di Dio perchè se Gesù era il figlio di Dio e ci ha chiamati fratelli... eppure il potenziale di un solo essere umano è pressochè illimitato...

Com'è possibile che l'uomo si sia dimenticato di questo?
Da sempre l'ho pensato e ne sono sempre più convinto... la paura, e l'ansia vengono instillati in noi da ogni struttura di questa società violenta. Se ci pensi ti renderai conto che fin da scuola, forse fin dall'asilo vivi in un mondo violento, organizzato sulla regola che chi prende il voto più alto è più bravo, che chi vince è più degno di lode, e non importa se ognuno ha talenti diversi, non importa se un bambino è un genio costruire cose con gli stuzzicadenti o castelli di carte. Se non prende un buon voto in matematica i genitori rimarranno delusi. E andrà a finire che lui perderà i suoi talenti e cercherà di essere semplicemente migliore degli altri... ma questo non è possibile perchè il suo compagno ha il talento per la matematica e lui no. Cosa può provocare una cosa così in un bambino? E poi, non hai mai pensato che i nostri giochi non sono altro che guerre in miniature che il gioco più giocato e guardato e quasi adorato nella nostra nazione non è altro che guerra? Due fazioni che si scontrano per prevalere l'una sull'altra con masse di tifosi che si insultano a vicenda (gli eserciti...il popolo).
Ti sei accorto che ogni giorno la battaglia per avere il nuovo telefonino, o mp3, o una nuova auto, o un nuovo paio di scarpe, genera in te un'ansia continua da quando eri bambino...da quando guardavi il gioco nuovo del tuo vicino di banco?

La nostra società è organizzata in modo violento e quest'uomo, se questo è un uomo, non può che vivere nella paura, nell'ansia, a volte addirittura nel senso di colpa, del non sentirsi all'altezza. Non sentirsi in grado di stare dietro alla richiesta continua...di efficienza, di immagine. Senso di colpa verso i genitori e verso se stessi.

Ecco credo che la peggiore paura sia generata quando ci si allontana da se stessi per seguire regole che sono lontane dal vero spirito dell'uomo...la paura che si genera in questo modo è distruttiva, suicida.

Per allontanare la paura io penso che basti rendersi conto che tu sei sempre li, che il tuo senso di identità non può dipendere da quello che c'è intorno a te, ma solo ed esclusivamente da quello che provi dentro di te.
Un cambiamento esteriore potrà portarti solo un attimo di sollievo, ma se dentro di te non c'è più niente perchè quello che c'era lo hai sacrificato alle richieste di ciò che sta fuori, la disperazione tornerà velocemente e tu avrai subito bisogno di un nuovo giocattolo.
Ecco, la nostra città è diventata molto brava a darci giocattoli...quelli stai certo che non ti mancheranno mai.

E' senza paura colui che dentro se stesso ha un'isola...

"Perciò, Ânanda, siate un'isola per voi stessi,
prendete rifugio in voi stessi e non in altro!"

(Mahâparinibbânasuttanta)


« Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
– Sei per caso un dio?
– No, brâhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brâhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio. »

(Anguttara Nikaya)

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Nessuno il Lun Mar 24, 2008 11:26 pm

mmm...domattina mi tengo vicino elisa che devo darle ripetizioni di fisica, e intanto ci pensiamo bounce

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Urgulanilla il Mar Mar 25, 2008 3:46 pm

Ste ha scritto: senza considerare il genio di Kai.
Addirittura?
Lei mi lusinga, monsieur!

(O forse intendevi senza in senso letteralmente esclusivo: "Bisognerebbe considerare questo e questo, ma non quest'altro"..)



Ste ha scritto:Comunque la rabbia...[...]
Inoltre come molte altre emozioni negative la rabbia è creata soprattutto dall'ignoranza, cioè incapacità di valutare le situazioni e scegliere come reagire. Ritengo che la vera libertà di un essere umano si raggiunga nel momento in cui si diventa in grado, davanti a una situazione che creerebbe una reazione di rabbia sfogata , di reagire con un altro tipo di sentimento, che al posto di distruzione può creare "costruzione".

Qui il genio di Kai è molto d'accordo.
Direi che la rabbia è creata dall'ignoranza, e anche dalla confusione.
(Anche se secondo me il concetto di libertà è un po' più ampio, ed estremamente difficile da spiegare.)

Urgulanilla

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Ste il Mer Mar 26, 2008 5:20 pm

Kai ha scritto:
Ste ha scritto: senza considerare il genio di Kai.
Addirittura?
Lei mi lusinga, monsieur!

(O forse intendevi senza in senso letteralmente esclusivo: "Bisognerebbe considerare questo e questo, ma non quest'altro"..)


giaaa! Laughing

Kai ha scritto:
Ste ha scritto:Comunque la rabbia...[...]
Inoltre come molte altre emozioni negative la rabbia è creata soprattutto dall'ignoranza, cioè incapacità di valutare le situazioni e scegliere come reagire. Ritengo che la vera libertà di un essere umano si raggiunga nel momento in cui si diventa in grado, davanti a una situazione che creerebbe una reazione di rabbia sfogata , di reagire con un altro tipo di sentimento, che al posto di distruzione può creare "costruzione".

Qui il genio di Kai è molto d'accordo.
Direi che la rabbia è creata dall'ignoranza, e anche dalla confusione.
(Anche se secondo me il concetto di libertà è un po' più ampio, ed estremamente difficile da spiegare.)


Si certo, diciamo che avrei dovuto scrivere un primo buon passo per la vera libertà... ma a me sembrerebbe già un gran buon punto. Tenendo presente che una libertà ancora più grande è quella da "se stessi" dove se stessi è quell'entità creata insieme di credenze incastonate in noi che ci rendono i mostri che siamo.

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ripasso di epica e progetti in grande

Messaggio  charo il Mar Apr 01, 2008 11:52 am

oh, eccomi!
Ho avuto degli imbarazzi con la rete, con il tempo e con la prole, ma ora ci sono.
Cavolo, che bello quello che hai scritto, che fottuta lucidità...
in realtà alcune parti potrei già metterle così come sono, magari partendo con delle domande che facciano riflettere i ragazzi e discutere inseme per poi offrire un altro piccolo spunto che apra lo spazio ad altro confronto.,anche se i cucciolo sono davvero piccoli e a quelle cose così non ci sono ancora arrivata io a più del doppio dell'età...però magari se avessi cominciato a pensarci alle medie ora sarei più avanti...
comunque sì, anche senza produrre un testo ad hoc se si vuole usare questo spazio per confrontarsi su questi temi poi magari se qualcuno è interessato si può produrre un qualcosina insieme...in realtà, giusto per pensare in grande, potrebbe quasi essere un quadernino separato ma sempre pensato per i giovanetti, anche se non va in porto questo mio sogno dell'antologia....
adesso mi sbatto ancora questa settimana perché lunedì abbiamo l'appuntamento alla zanichelli...che il cielo ce la mandi buona. Poi, comunque vada mi ci metto a ragionarci meglio.

Comunque per chi volesse un ripassino di epica:
achille aveva un tallone ma anche un'ira.
Il tallone era la sua unica parte vulnerabile, stando ai testi. In realtà la sua vulenarabilòità secondo me sta nel fatto che è un permaloso incazzoso vendicativo e arrogante
(l'iliade inizia con Achille offeso perchè Agamennone si è preso la sua schiava (avendo egli dovuto restituire la propria per far cessare una pestilenza) -quando si sa benissimo che ad achille della patata non importava poi tanto visto che se la faceva con patroclo. E finisce con Achille che porta il cadavere di Ettore intorno alle mura per impedire che gli si possa dare una degna sepoltura e per punirlo di avere ucciso Patroclo ( sì, è vero, ok, ti ha ucciso l'amico però cazzo voi gli stavate assediando la sua città da 10 anni e lui ha lasciato a casa mogli e figlio in fasce a commuovere l'umanità per millenni!)
Invece Paride-che è il tipico figlio di troia-è appunto un bellissimo troiano che si è preso la bellissima moglie di Menelao, Elena, e per colpa del quale tutta la guerra è iniziata e che quando, dopo 10 anni di assedio, Menelao gli propone di risolvere il tutto con un virile duello a due, lui scappa via e corre a farsi una sveltina con elena per farsi consolare di essere stato spaventato dal di lei marito.
Insomma questi eroi erano i modelli da seguire.
Mica come adesso che abbiamo il grande fratello e le veline!
Poi andava di moda ulisse che per lo meno è simbolo di ingegnosità e desiderio di conoscenza, oltre ad essere un pallaro mai visto..tra l'altro a ben guardare tutte le famose avventure di ulisse sono raccontate in prima persona da lui medesimo, cosa che lascia adito al dubbio che forse si tratta di palle un po' stile barone di monchausen ante litteram ( non so come si scrive)
Poi un bel po' di tempo dopo Virgilio si mette a scrivere l'eneide per fare pubblicità al suo datore di lavoro (l'imperatore Augusto) e per spiegare che quei rozzi militari ignoranti dei romani altro non sono che discendenti degli illustri troiani, in quanto Enea, un altro celebre figlio di Troia ( come avrà da dire Didone) scappato da Troia sarebbe approdato proprio in Italia spargendo il seme da cui sarebbero discesi Remo e quel sanguinario incivile di suo fratello Romolo da cui noi tutti discendiamo.

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Ste il Mer Apr 02, 2008 10:23 am

Beh allora, visto che ti è piaciuto, procedo appena ho un po' di pace.
La prossima mi sa che sarà la gelosia...brutto e stupido vizio.


Ste

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Urgulanilla il Mer Apr 02, 2008 3:09 pm

charo ha scritto:
Comunque per chi volesse un ripassino di epica:
achille aveva un tallone ma anche un'ira.
Il tallone era la sua unica parte vulnerabile, stando ai testi. In realtà la sua vulenarabilòità secondo me sta nel fatto che è un permaloso incazzoso vendicativo e arrogante

Mannò, dai, povero Achille.. Infondo a leggere l'Iliade senza far troppe interpretazioni, lui è il più forte fra tutti gli Achei.. e soprattutto, se ci fai caso, "L'ira aleggiava nell'accampamento" (o qualcosa del genere, non ricordo di preciso) E questo è interessante: nei poemi omerici, le emozioni sono sempre esterne ai personaggi.
[Ho cercato il passo preciso, ma su internet c'è solo la traduzione di Vincenzo Monti, dove non sta scritto quello che ricordavo io. Però boh. Io sapevo 'sta cosa dei personaggi omerici con le emozioni che aleggiano loro intorno. Magari mi sbaglio. Magari Monti traduceva un pochinoi liberamente.. Però la mia affermazione lì sopra, per quanto la faccenda sia secondo me interessante, necessita di prove.]

charo ha scritto:(l'iliade inizia con Achille offeso perchè Agamennone si è preso la sua schiava (avendo egli dovuto restituire la propria per far cessare una pestilenza)

Evabbè, oh, scusa, ma che cos'è, giustifichi forse Agamennone?
Agamennone restituisce la sua schiava, ergo avrebbe dovuto starsene senza schiava, buono e zitto. Invece no, deve mostrare ad Achille d'essere l'unico e solo comandante, il più grande e potente, e gli frega la sua.
E poi è stato Agamennone a far sì che ci fosse la pestilenza, offendendo Crise (era Crise?)


charo ha scritto:quando si sa benissimo che ad achille della patata non importava poi tanto visto che se la faceva con patroclo.


E ma checcèntra, Patroclo mica era uno schiavo. Invece Briseide (era Briseide?) gli serviva per lustrargli le scarpe.
E' come se uno arrivasse e ti rubasse la lavatrice, o la lavastoviglie, visto che ne è rimasto privo..


charo ha scritto:Poi un bel po' di tempo dopo Virgilio si mette a scrivere l'eneide per fare pubblicità al suo datore di lavoro (l'imperatore Augusto) e per spiegare che quei rozzi militari ignoranti dei romani altro non sono che discendenti degli illustri troiani, in quanto Enea, un altro celebre figlio di Troia ( come avrà da dire Didone) scappato da Troia sarebbe approdato proprio in Italia spargendo il seme da cui sarebbero discesi Remo e quel sanguinario incivile di suo fratello Romolo da cui noi tutti discendiamo.

Anche Remo era un sanguinario incivile. Se fossimo discesi da lui sarebbe stato lo stesso! (Se non peggio) Twisted Evil

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  ester_tigro il Dom Apr 06, 2008 1:40 pm

bel topic!

di epica io non ne so una mazza, ho sempre fatto confusione con nomi e parentele varie....e poi c'erano sempre guerre, così come nella storia, forse è per questo che mi rifiutavo di studiarle!

mi interessa invece il discorso sulle emozioni, e mi piacciono le parole di lama....attendo con ansia (ma senza paura) la nuova puntata sulla gelosia Smile

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  Ste il Dom Apr 06, 2008 7:30 pm

Beh dai, la gelosia non è difficile, basta guardarla un attimo per capire che ha la forma di un boomerang.
Ci sono varie gelosie, ma visto che la prima che ci viene in mente è quella "dell'amore" parliamo di quella... si perchè è incredibile, ma più di una persona mi ha detto, se non sei geloso vuol dire che non ami...
ma che diavolo vai dicendo !? Semmai sarà il contrario... ma quanto siamo perversi...
Come se fosse parte del pacchetto, se ami una persona di conseguenza sei geloso...
Penso che tutto dipenda da cosa si intende per amore. Il problema è che di solito l'amore è mescolato con vari livelli di possessività, di desiderio, che in verità poco hanno a che fare con l'amore. E sono questi intrusi che creano la famosa gelosia.
I monaci tibetani dicono che l'amore è desiderare che l'altro sia felice, che sia un fidanzato, un amico, o tutti gli esseri, l'amore è desiderare la felicità degli altri. Ed effettivamente è così, una persona si rende conto di amare davvero l'altro quando desidera la sua felicità e capisce di essere felice solo quando l'altro è felice.

Ecco quindi la gelosia cosa c'entra? La gelosia si limita a dire, quella persona è mia, e se un altro la prende io mi arrabbio... non ci pensiamo spesso, ma questo sentimento presume automaticamente che non consideriamo affatto il nostro amato capace di intendere e di volere, insomma presuppone che non ci fidiamo affatto di colui che andiamo in giro a dire di amare... (ma allora scusate, su cosa si appoggerebbe questo amore se reputi l'altra persona un mentecatto e non ti fidi affatto di lui?)

Questa forma di paura porta a porre dei limiti all'altro e ogni limite è necessariamente una forma di sofferenza. Le persone molto gelose tendono alla fine a tessere una ragnatela intorno al loro "amato", che essendo un amato sta molto vicino, e va a finire che la ragnatela invischia tutti e due. La gelosia genera migliaia di sensazioni e situazioni scomode e fastidiose, si iniziano a nascondere le cose, non si può più uscire con gli amici e nemmeno andare in giro da soli, non si può tardare al lavoro, non si può andare alla pizzata delle medie.
Ed ecco il boomerang, si limita la libertà di un altro essere umano in una forma sottile di prigionia, e inconsapevolmente ci si scava la fossa da soli, perchè anche se fatichiamo a capirlo uno dei concetti principali dell'esistenza umana è che se fai male all'altro fai male a te stesso, è una legge, e non c'è via d'uscita.

Con la nostra gelosia, con la rabbia, con l'attaccamento rendiamo la nostra vita un inferno...emozioni che ci sembrano create per proteggerci in realtà ci distruggono. Quindi meglio stare sempre svegli è guardare quello che decidiamo di creare dentro di noi, quello che creiamo dentro di noi necessariamente verrà prima o poi proiettato fuori e, purtroppo, o per fortuna creerà dei risultati... si sa mai che impariamo qualcosa...

La gelosia può avvolgere la nostra vita senza che neanche ce ne accorgiamo e possiamo essere gelosi di un nostro amico (e ci arrabbiamo se passa il tempo con un'altra persona) , o anche di un oggetto...

La cosa più incredibile della gelosia è che nelle sue manifestazioni più violente può portare al desiderare la sofferenza dell'amato o dell'amico. Quante volte leggiamo o sentiamo di ammazzamenti avvenuti a causa di questa emozione.
Questo mi porta a concludere che la gelosia non ha niente a che vedere con l'amore e che se la vediamo spuntare, o se per caso vediamo il suo fantasma che aleggia in qualche modo nella nostra vita dovremmo cercare di chiederci perchè c'è e trovare un modo per spazzarla via... perchè finchè ci sarà probabilmente non saremo in grado di sapere cos'è l'amore.

"Siamo sempre pronti a lasciare che la nostra mente si faccia sopraffare da questi stati emotivi. Ma quando arriva il momento veramente di sperimentare la sofferenza che ne risulta, ne siamo meno entusiasti."
Chagme Rinpoche XVII secolo

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  fox il Lun Apr 07, 2008 3:43 pm

Ste ha scritto:
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio. »
(Anguttara Nikaya)
sti racconti mi fanno un sacco sbavare

fox

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Re: educare alle emozioni

Messaggio  charo il Mer Apr 16, 2008 11:53 pm

volevo dirvi che il libro non si sa ancora ma ci sono possibilità, in questi giorni mi ha ssorbito moltissimo perchè allattare un bambino e un progetto per una antologia è davvero un lavoraccio-non pesavo così poco dai tempi delle medie ( se penso che mi hanno rotto i coglioni per il peso in gravidanza, ogni epoca ha le sue fisse)

questi post mi sembrano presiossissimi, sono chiari e toccano i tasti giusti, sono lucidi e semplici e aprono riflessioni conrete sulla vita. direi che non servono solo aigli adolescnti...
comunque se ingranerà questa cosa avrò bisogno di voi perchè sono cose davvero complesse e importanti.
quello sulla rabbia mi ha dqato degli strumenti di discernimento che non credevo di necessitare così ardentemente (credevo di avere un rapporto migliore con la mia rabbia, invece non ci avevo mai ragionato in quesi termini)

grazie stefano, serve un po' di luce

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Re: educare alle emozioni

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